Riccardo Shemuel Di Segni

Abstract

Il Messia nell’ebraismo

Il termine “Messia” (Mashìach) significa “Unto” e nella Bibbia indicava sacerdoti, re e profeti consacrati con olio. L’idea messianica rappresenta la speranza di tempi migliori e comprende diverse dimensioni: liberazione politica dall’oppressione straniera (modello della schiavitù egiziana), giustizia sociale, raccolta degli esiliati, fine dell’idolatria e delle guerre.

Le profezie bibliche (come Isaia 2) immaginano un’epoca di pace universale quando tutti i popoli riconosceranno Dio e “trasformeranno le spade in aratri”. Nella tradizione rabbinica post-biblica si discute se l’arrivo del Messia dipenda dal pentimento del popolo o da tempi prestabiliti. Il Talmud condanna chi calcola date precise per evitare delusioni, ma mantiene viva l’attesa messianica come dimensione fondamentale della fede ebraica.

Bibliografia e materiale

D. Banon, Il messianismo, Firenze 2000

I. Bahbout, D. Gentili, T. Tagliacozzo, (a cura di) Il messianismo ebraico, Firenze 2009.

R. Di Segni, La pace messianica in La pace sfida del regno, Atti della XX sessione di  formazione ecumenica organizzata dal S.A.E., Torino 1983, pp. 148-158.

M. Idel, Mistici messianici, Milano 2004

D. Jaffè, Croyances et conceptions messianiques dans la littérature talmudique: entre  rationalisme et utopie in D. Hamidovic (a cura di) Aux origines des messianismes Juifs,  Leiden-Boston 2013

M. Morselli, I passi del Messia, Genova 2007

Note Biografiche

Nato a Roma nel 1949. Proseguendo un’antica tradizione associa l’esercizio della professione di medico (come radiologo, direttore di un reparto di un grande ospedale pubblico romano) all’attività rabbinica.
Ha conseguito il titolo rabbinico presso il Collegio Rabbino Italiano nel 1973, dove ha continuato a insegnare e che dirige dal 1999.
Oltre all’insegnamento è stato attivo nell’ambito delle ricerche, pubblicando numerosi studi filologici e tre libri (l’ultimo in ebraico, Noten ta’am leshevach sul significato delle regole alimentari) e nelle attività di divulgazione della cultura ebraica tradizionale (tra l’altro con tre edizioni di una Guida alle regole alimentari ebraiche).
Nominato Rabbino Capo di Roma nel novembre 2001.

Ada Di Porto

Abstract

La tradizione biblica ebraica si distingue nel panorama delle culture antiche per il riconoscimento di una funzione centrale alla figura femminile, superando la marginalizzazione che caratterizzava le società coeve. Il Tanach offre una galleria di protagoniste – da Sara e Rebecca a Miriam ed Ester – che trascendono i ruoli domestici per divenire artefici decisive della storia collettiva, custodi dell’Alleanza e difensori del popolo.

Questo intervento esplora il paradigma biblico della donna come fondamento della continuità identitaria, evidenziando come la trasmissione matrilineare dell’appartenenza ebraica costituisca un riconoscimento teologico e sociale della dimensione femminile senza precedenti nell’antichità.

Nella contemporaneità, segnata da profonde trasformazioni nei rapporti di genere e dal drammatico fenomeno della violenza contro le donne, il modello biblico si rivela di sorprendente attualità: la donna come custode dell’identità, capace di integrare vita familiare, dimensione spirituale e impegno comunitario, offre una prospettiva critica per ripensare il ruolo femminile oltre le polarizzazioni della modernità.

Bibliografia essenziale

Artom, E. S. (1966). La nuova vita di Israele, Comitato Italiano Onoranze

Di Porto, A. (2020). Pirkè Avot. e-brei.net edizioni

Di Segni, D. (2020). Bibbia ebraica. Pentateuco e Haftarot. Giuntina.

Lattes, D. (2011). Apologia dell’ebraismo. La Zisa. (nuova edizione) -1

Lattes, D. (1990). Apologia dell’ebraismo. Carucci editore – 2 .

Lattes, D. (1 9 2 3) . Apologia dell’ebraismo. Roma: A. F. Formiggini Editore)

Lattes, D. (1978). Nuovo commento alla Torah. Carucci

Ravenna, A. (1958) L’ebraismo post-biblico. Tipografia Editrice Morcelliana

Segre, A. (1982). Abramo nostro padre. Carucci

Steinsaltz, A. (2020).Megfiillàt Estèr – Il libro di Ester. Giuntina

Note biografiche

Ada Di Porto nasce a Roma nel 1954 e si forma nella Capitale tanto nelle scuole ebraiche che statali conseguendo nel 1973 il diploma al Liceo Classico Torquato Tasso e il titolo di Maskil al Collegio Rabbinico di Roma, sotto la guida del professor Rav Elio Toaff.

Dopo un approfondimento formativo in Israele, torna in Italia e si laurea in Giurisprudenza presso L’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel 1978.

Sarà su incarico dello stesso Rav Elio Toaff che verrà chiamata nel 1979 ad insegnare al Liceo Renzo Levi dove rimarrà per quaranta anni, guidando i ragazzi nello studio dei principi della tradizione ortodossa e nel confronto con l’attualità culturale ebraica italiana.

In particolare, saranno sue materie preferite il Tanach, la storia, la morale e il pensiero ebraico e le insegnerà sempre, trasmettendo così alle nuove generazioni gli insegnamenti dei maestri Rav Elio Toaff, il Prof. Augusto Segre, Rav Isidoro Khan, il morè Moshè Sed e Rav Chaim Vittorio Della Rocca.

Il collocamento in quiescenza è l’occasione per approfondire i propri studi in terra d’Israele, proseguendo nel percorso di formazione personale. Attualmente si occupa di trasmettere le tradizioni ebraiche italiane svolgendo corsi, lezioni e seminari indirizzati ai docenti attuali e di prossima generazione.

Ariel Di Porto

Abstract

Nella tradizione ebraica il Tempio di Gerusalemme non era soltanto un luogo di culto, ma il centro spirituale e simbolico della vita del popolo. Dopo la sua distruzione, la visione del profeta Ezechiele e l’interpretazione dei Maestri del Talmud portarono a considerare la sinagoga come mikdash me‘at, “un piccolo Santuario”: lo spazio in cui la comunità ebraica continua a incontrare Dio attraverso la preghiera, lo studio e la vita collettiva.

Questa lezione offrirà ai docenti una chiave di lettura di questa trasformazione, illustrando come la sinagoga sia diventata nel tempo non solo un luogo di liturgia, ma anche un riferimento culturale ed educativo fondamentale. Verranno presentati i principali elementi simbolici ereditati dal Tempio — la centralità dello spazio sacro, l’orientamento verso Gerusalemme, il ruolo del testo biblico e della preghiera comunitaria — e il modo in cui questi aspetti plasmano la vita ebraica contemporanea.

L’obiettivo è fornire ai docenti strumenti di comprensione utili per il dialogo interculturale e per una migliore interpretazione delle pratiche. Attraverso questa prospettiva, la sinagoga appare come ponte tra memoria antica e vita moderna, tra identità collettiva e formazione personale.

Bibliografia essenziale

– Adin STEINSALTZ, Cos’è il Talmud, La Giuntina, Firenze, 2004.

– Synagogue, in “Encyclopaedia Judaica”, Jerusalem 1973-1982.

– Shelomoh GANTZFRIED, Kitzùr Shulchan Aruch, testo ebraico vocalizzato con traduzione a fronte in italiano, trad. Moise Levy, Lamed, Roma, 2001.

– Chajim David HA-LEVI’, Meqòr Chajim, Compendio dello “Shulchan ‘Arukh”, Trad. Italiana di Menachem Emanuel Artom, 2 voll. Kefar Chasidim/Rekhasim, 1992.

– Issakhar JACOBSON, Netiv Binah (5 voll.), Sinai, Tel Aviv, 1987 sgg.

Note biografiche

Nato a Roma nel 1978, sposato con due figli. Laureato in filosofia, ha conseguito il titolo Rabbinico superiore nel 2008. E’ stato officiante, insegnante e direttore dell’Ufficio Rabbinico presso la comunità di Roma sino al 2014. Dal 2014 al 2022 è stato rabbino capo di Torino. Dal 2022 dirige la sinagoga Bet shalom di Roma, Insegna cultura ebraica presso il liceo Renzo Levi e fa parte del tribunale Rabbinico. Inoltre è membro del Consiglio dell’Assemblea rabbinica italiana e della Consulta rabbinica dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. È coautore di alcuni volumi di introduzione all’ebraismo e autore di numerosi articoli scientifici e divulgativi su vari aspetti della cultura ebraica, oltre ad essere attivo nell’ambito del dialogo interreligioso.

Alberto Funaro

Abstract

La preghiera ebraica non è solo un insieme di testi, ma un vero e proprio percorso che scandisce la giornata, la settimana e l’anno, intrecciando memoria, identità e vita spirituale. Questa lezione introduce i docenti alla struttura fondamentale del ciclo delle preghiere ebraiche — quotidiane, dello Shabbat e delle festività — offrendo una panoramica delle sue radici bibliche e rabbiniche.

Verranno illustrati i tre momenti quotidiani di preghiera (mattina, pomeriggio e sera), la centralità dello Shabbat come “cuore del tempo ebraico”, e il ruolo delle grandi festività come punti di incontro tra storia, fede e comunità. Attraverso esempi concreti verranno spiegati gli elementi salienti della liturgia: il valore del testo, il uso dell’ebraico, la dimensione comunitaria, il canto e il rapporto tra preghiera e educazione morale.

Bibliografia

-Elie MUNK, Le monde des prières, Keren ha-Sefer ve-ha-limoud, Parigi, 1970 (della prima parte esiste una traduzione italiana, Il mondo delle Preghiere, D.A.C.-U.C.E.I., Roma, 1992).

-Issakhar JACOBSON, Netiv Binah (5 voll.), Sinai, Tel Aviv, 1987 sgg.

-Alberto SOMEKH, Aspetti peculiari del Nusach Italiano, in “Segulat Israel” 5, p. 6-32.

-David Gianfranco DI SEGNI (ed.), Mishnà Berakhot, nuova edizione con testo ebraico, traduzione e note, Lamed, Roma – Morashà, Milano, 1999.

Note biografiche

Nato a Roma il 19 marzo 1953, ha conseguito la Semikhà presso il Collegio Rabbinico Italiano nel 1979. Professore di Ebraismo presso la scuola secondaria di I grado “Angelo Sacerdoti”  e di II grado “Renzo Levi” della Comunità Ebraica di Roma. Docente presso il Collegio Rabbinico Italiano e il Corso di Laurea in Studi Ebraici. Direttore del Talmud Torà per alunni di scuola primaria. Membro del Tribunale rabbinico di Roma in qualità di Giudice. Collaboratore dell’Ecc.mo Rabbino Capo Prof. Elio Toaff fin dal 1976. Direttore dell’Ufficio Rabbinico della Comunità Ebraica di Roma dal 2002 al 2011. Cantore del Tempio Maggiore e del Tempio Spagnolo. Autore di dischi, cassette audio e CD sulla liturgia ebraica romana di rito italiano e sefardita. Già vicepresidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana. Partecipa attivamente ad attività comunitarie, convegni nazionali ed internazionali. È il manhig del Tempio Maggiore di Roma.

Emma Abate

Abstract

Il mio intervento intende presentare alcune testimonianze della tradizione esoterica ebraica medievale e rinascimentale, con un interesse sul tema visionario dell’ascensione mistica. A partire dalle descrizioni dell’ascesa ai palazzi celesti (Hekhalot) e della visione del Carro divino (Merkavah) nella letteratura mistica dei primi secoli dell’era volgare, si analizzerà lo sviluppo di questo motivo dal Talmud, alle fonti medievali, alla rappresentazione del viaggio nel Pardes nei rotoli cabbalistici del Rinascimento. L’obiettivo è mostrare continuità e trasformazioni delle immagini della visione mistica nel dispiegarsi figurativo dell’iconografia tra Medioevo e Rinascimento.

Bibliografia 

Emma Abate, Maurizio Mottolese, “La qabbalah in volgare: manoscritti dall’atelier di Egidio da Viterbo”, in Stefano U. Baldassarri, Fabrizio Lelli (a cura di), Umanesimo e cultura ebraica nel Rinascimento italiano, Angelo Pontecorboli editore 2016

J.H. Chajes, “Alberi cabbalistici (ilanot) in Italia: visualizzare la gerarchia del cielo”, in Giulio Busi, Silvana Greco (a cura di), Il Rinascimento parla ebraico, Silvana editoriale 2019.

Giulio Busi, Qabbalah Visiva, Einaudi 2005 (le parti sulla visione della Merkavah e sui Rotoli rinascimentali)

Note biografiche

Emma Abate è Professoressa Associata di cultura ebraica, Dipartimento di Beni Culturali, Università di Bologna, insegna Ebraico e storia dell’ebraismo, Jewish Culture e Storia del libro ebraico. Esperta di manoscritti ebraici, si occupa in particolare dello studio della tradizione magica e cabbalistica. Presso l’Institut de recherche et d’histoire des textes (IRHT, CNRS) a Parigi, è la responsabile scientifica del progetto di studio e catalogo di manoscritti ebraici BiNaH: Bibliothèque nationale “Hebraica”,

Amedeo Spagnoletto

Abstract

Nell’incontro verranno presentati alcuni brani della Torà attraverso i quali si potrà riflettere, anche grazie ai commenti che i maestri hanno elaborato nelle epoche, in che misura può essere tratteggiato un pensiero delle scritture rispetto al rispetto dell’Universo. Successivamente si affronteranno una selezione di passi della letteratura rabbinica dai quali è possibile rintracciare spunti e indirizzi sul rapporto fra mondo ebraico e ambiente. In conclusione verranno presentate le linee che contraddistinguono l’opinione di esponenti dell’ebraismo contemporaneo.

Bibliografia

Ellen Bernstein, Ecologia e ebrasimo. Dove natura e sacro si incontrano, Firenze, 2000

Amedeo Spagnoletto, Devar Torà. Ecologia, la prospettiva ebraica. Spunti di riflessione, RMI vol. LXIX, sett-dic. 2003, pag. VII-XII.

Hava Tirosh, Nature in the sources of Judaism, in Dedalus v. 130 n. 4, 2001,  pp. 99-124, (disponibile su jstor)

Note Biografiche

N/A